Secondo tre fonti a conoscenza della vicenda, le autorità francesi stanno indagando su una presunta interferenza straniera in una campagna disinformativa contro il partito di sinistra La France Insoumise (LFI | The Left), condotta in vista delle elezioni municipali di marzo e attribuita almeno in parte a un’oscura società israeliana chiamata BlackCore.
Le ricerche si stanno concentrando su chi possa avere commissionato tale campagna, volta a screditare tre candidati attraverso siti web ingannevoli e account social che li accusavano di comportamenti criminali, oltre a pubblicità digitali diffamatorie, hanno riferito due delle fonti.
Reuters non ha potuto stabilire in modo indipendente chi vi fosse dietro BlackCore, verificare dove avesse sede o trovare riferimenti alla società nei registri societari israeliani. BlackCore non ha infatti risposto ai ripetuti messaggi inviati tramite il modulo di contatto del suo sito e la sua pagina LinkedIn – entrambe successivamente rimosse.
I procuratori francesi hanno rifiutato di commentare le presunte attività di BlackCore. Anche Viginum, struttura incaricata di individuare campagne di disinformazione presso l’ufficio del primo ministro francese, ha fatto lo stesso.
BlackCore si descriveva sul proprio sito e sulla pagina LinkedIn come “una compagnia d’élite di influenza, cyber e tecnologia costruita per l’era moderna della guerra dell’informazione”. Sosteneva di fornire a governi e campagne politiche “strategie all’avanguardia, strumenti avanzati e sicurezza robusta per modellare le narrazioni”.
Reuters ha esaminato documenti di BlackCore nei quali l’azienda si attribuiva il merito di una separata operazione sui social media condotta per conto di un governo africano. I documenti non erano datati, ma facevano riferimento a un’operazione iniziata a gennaio di quest’anno e protrattasi per 14 settimane. Un individuo ha fornito i documenti a Reuters a condizione che alcuni dettagli rimanessero riservati.
Dopo che Reuters ha interrogato Meta Platforms sull’operazione africana descritta nei documenti, l’azienda ha dichiarato che la “rete” responsabile era collegata alla campagna di disinformazione lanciata prima delle elezioni municipali francesi. Meta si è però fermata prima di identificare un responsabile.
Meta ha riferito a Reuters di aver rimosso una rete di account e pagine per violazione delle regole contro il “comportamento coordinato non autentico”. Ha aggiunto che l’attività irregolare aveva origine in Israele e “prendeva principalmente di mira la Francia”.
Due delle fonti che conoscevano la presunta campagna di disinformazione francese di BlackCore hanno dichiarato di essere al corrente anche delle attività della società in Africa, senza ulteriori dettagli.
Google e TikTok hanno identificato indipendentemente alcuni aspetti dell’operazione di disinformazione francese durante il monitoraggio delle rispettive piattaforme, secondo altre due fonti. Nessuna delle due ha fornito ulteriori dettagli. I primi non rispondendo alle richieste di commento, i secondo limitandosi a dichiarare di aver rimosso un account identificato da Reuters come promotore di uno dei siti falsi.
LFI divide l’opinione pubblica
L’operazione ha preso di mira il candidato sindaco di Marsiglia Sébastien Delogu, il candidato di Tolosa François Piquemal e il loro omologo di Roubaix David Guiraud, secondo le autorità francesi e gli stessi candidati.
I contorni generali della vicenda erano stati rivelati per la prima volta dal quotidiano Le Monde a marzo, quando Viginum aveva denunciato uno schema di “interferenza digitale straniera” dalla portata “limitata”, diretto contro “un partito politico francese” e i suoi candidati a Marsiglia, Tolosa e Roubaix.
Successivamente il giornale satirico e investigativo Le Canard Enchaîné ha riportato che le autorità sospettavano una società israeliana, senza però nominarla.
La presunta campagna di disinformazione di BlackCore evidenzia quanto anche le elezioni locali siano diventate delicate, mentre la Francia e altri paesi affrontano una crescente polarizzazione politica e minacce alla democrazia.
I sondaggi mostrano che La France Insoumise divide profondamente l’opinione pubblica. Il partito pro-palestinese viene regolarmente accusato di antisemitismo da alcuni leader della comunità ebraica e da rivali politici – accuse che nega – mentre molti esponenti economici guardano con preoccupazione alle sue politiche di forte spesa pubblica e alta tassazione.
Nonostante ciò, LFI mantiene una solida base di consenso tra il 10% e il 15% che, secondo gli analisti, potrebbe bastare per raggiungere il secondo turno delle prossime elezioni presidenziali francesi, previste per aprile 2027.
Con i sondaggi che indicano Rassemblement National (RN | PfE) quasi certamente al secondo turno, i centristi francesi temono un possibile ballottaggio tra estrema destra e sinistra radicale.
“Ci aspettiamo che le prossime elezioni presidenziali siano teatro di attacchi di questo tipo”, ha affermato il partito in un comunicato. “Gli sviluppi tecnologici probabilmente moltiplicheranno considerevolmente questo rischio”.
Dopo la pubblicazione dell’articolo, il candidato presidenziale di LFI per il 2027, storico leader del partito Jean‑Luc Mélenchon, ha invitato il governo ad approvare leggi più severe contro le interferenze straniere. “Abbiamo bisogno di essere protetti e, se lo saremo noi, lo saranno anche tutti gli altri partiti”, ha dichiarato.
Il ministero degli Esteri israeliano ha riferito a Reuters di non essere a conoscenza di BlackCore. Non ha risposto alla domanda se il governo francese abbia preso contatti riguardo alle accuse di interferenza elettorale. Anche il ministero degli Esteri francese non ha risposto alle richieste di commento.
Candidati diffamati
Sébastien Delogu, che si è ritirato dal secondo turno delle elezioni di Marsiglia per evitare di dividere il voto della sinistra, ha presentato una denuncia per diffamazione a marzo dopo essere stato preso di mira da un sito oggi scomparso chiamato “Sophie’s Blog”, che alludeva a presunti comportamenti sessuali impropri non specificati.
A Marsiglia erano comparsi anche codici QR – codici a barre scansionabili con uno smartphone per accedere a un sito web – che rimandavano al blog. Reuters non è riuscita a identificare o contattare l’autore del blog.
Yones Taguelmint, avvocato di Delogu, ha rifiutato di condividere la denuncia ma ha confermato che riguardava il blog e i codici QR. La procura di Marsiglia non ha risposto alle richieste di commento.
David Guiraud, che ha vinto le elezioni a Roubaix, è stato preso di mira da “pagine Facebook legate allo stesso ecosistema”, ha dichiarato Viginum. Guiraud non ha risposto alle richieste di commento.
François Piquemal, deputato che guidava un’alleanza di sinistra a Tolosa ma ha perso di misura al ballottaggio, ha dichiarato di essersi rivolto alla polizia dopo essere stato bersaglio di account anonimi sui social media, siti web e pubblicità diffamatorie sul quotidiano locale La Dépêche du Midi.
Ha affermato di sperare che l’indagine penale chiarisca chi si nascondesse dietro gli attacchi, aggiungendo di credere di essere stato preso di mira per il suo sostegno a Gaza e perché era “in grado di vincere la terza città più grande della Francia”.
La Dépêche, in un editoriale del 21 marzo, ha annunciato che avrebbe intrapreso azioni legali contro i responsabili delle pubblicità. Non ha poi risposto alle richieste di commento.
Il procuratore di Tolosa David Charmatz non ha risposto alle domande su BlackCore, ma ha dichiarato che le denunce di Piquemal erano troppo recenti per aver prodotto sviluppi investigativi.
Dopo aver perso le elezioni, Piquemal ha chiesto l’annullamento del risultato a causa della presunta interferenza straniera. Il tribunale amministrativo di Tolosa non ha ancora emesso un verdetto.
Negli ultimi tempi, diverse società private israeliane sono state smascherate mentre offrivano servizi di interferenza elettorale nei paesi dell’Unione europea.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

